Parla Fiorani: «Consob e Banca d’Italia sapevano tutto. Su di me badilate di letame»

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MILANO (25 giugno) – Assicura di non essersi comportato da «furbetto», di aver operato «in assoluta buona fede» e con totale trasparenza nei confronti della Consob e della Banca d’Italia. Ha tanta «nostalgia» dell’attività di banchiere, «parecchi rimpianti» per non aver potuto creare un grande gruppo e per essere stato sommerso con la propria famiglia da «enormi carri di letame». Parla per la prima volta dopo il carcere Giampiero Fiorani, intervistato oggi a Lodi dal Tgr Rai della Lombardia. _x000D_ _x000D_ «Ora mi sto occupando del mondo della consulenza in generale, in particolare nel settore energetico – spiega Fiorani -, però… guardi che la mia grande passione resta sempre la banca, alla fine». E quindi «nostalgia, parecchia, e alla domanda se abbia rimorsi e rimpianti, l’ex amministratore delegato di Bpi risponde: «I rimpianti sì, rimpianti ne ho tanti, in particolare il rimpianto più grosso è quello che riguarda la possibilità di poter creare questo grande gruppo bancario, il quarto gruppo bancario allora, e di non averlo potuto fare per logiche diverse che poi usciranno…». «Tra l’altro – aggiunge Fiorani – con la convinzione assoluta che quando questo gruppo nasceva, secondo il profilo di messa a conoscenza delle massime autorità politiche ma anche istituzionali, come la Banca d’Italia e la Consob, di tutto il progetto nella sua esposizione, noi eravamo convinti di operare in assoluta buona fede. Questo è un rimpianto importante»._x000D_ _x000D_ «Il secondo rimpianto – continua Fiorani – è quello che riguarda queste badilate, questi enormi carri di letame che hanno buttato addosso a me, ai miei familiari». Si rimprovera qualche scorciatoia, qualche tentativo di scorciatoia? «L’11 febbraio 2005 – risponde Fiorani – sia Consob che Bankitalia sapevano tutte le operazioni che noi si faceva nei confronti di Antonveneta. Se la scorciatoia è essere ricevuto dal governatore, persona straordinaria che io stimo tantissimo ancora adesso, anche se non ho più avuto rapporti con lui… io mi chiederei allora quale è la scorciatoia che il capo di Abn Amro allora ha trovato con il suo governatore della Banca d’Olanda…»._x000D_ _x000D_ Fiorani non si sente allora un furbetto del quartierino? «Se uno vuole fare il furbetto si comporta in maniera diversa dal comportamento che noi si è assunto in quella circostanza, cioè non fa segnalazioni ufficiali come sono avvenute, ripeto, alla Banca d’Italia e alla Consob. Questo è agli atti. Il furbetto nasconde le cose, non le manifesta…»._x000D_ _x000D_ Fiorani oggi è stato interrogato dal pm lodigiano Paolo Bargero che insieme al procuratore Giovanni Pescarzoli conduce un’inchiesta – uno stralcio di quella milanese – per appropriazione indebita pluriaggravata e nella quale, tra le 50 persone indagate, figurano anche i senatori della Lega e di Forza Italia Roberto Calderoli e Aldo Brancher e l’esponente dell’Udc Ivo Tarolli.MILANO (25 giugno) – Assicura di non essersi comportato da «furbetto», di aver operato «in assoluta buona fede» e con totale trasparenza nei confronti della Consob e della Banca d’Italia. Ha tanta «nostalgia» dell’attività di banchiere, «parecchi rimpianti» per non aver potuto creare un grande gruppo e per essere stato sommerso con la propria famiglia da «enormi carri di letame». Parla per la prima volta dopo il carcere Giampiero Fiorani, intervistato oggi a Lodi dal Tgr Rai della Lombardia. _x000D_ _x000D_ «Ora mi sto occupando del mondo della consulenza in generale, in particolare nel settore energetico – spiega Fiorani -, però… guardi che la mia grande passione resta sempre la banca, alla fine». E quindi «nostalgia, parecchia, e alla domanda se abbia rimorsi e rimpianti, l’ex amministratore delegato di Bpi risponde: «I rimpianti sì, rimpianti ne ho tanti, in particolare il rimpianto più grosso è quello che riguarda la possibilità di poter creare questo grande gruppo bancario, il quarto gruppo bancario allora, e di non averlo potuto fare per logiche diverse che poi usciranno…». «Tra l’altro – aggiunge Fiorani – con la convinzione assoluta che quando questo gruppo nasceva, secondo il profilo di messa a conoscenza delle massime autorità politiche ma anche istituzionali, come la Banca d’Italia e la Consob, di tutto il progetto nella sua esposizione, noi eravamo convinti di operare in assoluta buona fede. Questo è un rimpianto importante»._x000D_ _x000D_ «Il secondo rimpianto – continua Fiorani – è quello che riguarda queste badilate, questi enormi carri di letame che hanno buttato addosso a me, ai miei familiari». Si rimprovera qualche scorciatoia, qualche tentativo di scorciatoia? «L’11 febbraio 2005 – risponde Fiorani – sia Consob che Bankitalia sapevano tutte le operazioni che noi si faceva nei confronti di Antonveneta. Se la scorciatoia è essere ricevuto dal governatore, persona straordinaria che io stimo tantissimo ancora adesso, anche se non ho più avuto rapporti con lui… io mi chiederei allora quale è la scorciatoia che il capo di Abn Amro allora ha trovato con il suo governatore della Banca d’Olanda…»._x000D_ _x000D_ Fiorani non si sente allora un furbetto del quartierino? «Se uno vuole fare il furbetto si comporta in maniera diversa dal comportamento che noi si è assunto in quella circostanza, cioè non fa segnalazioni ufficiali come sono avvenute, ripeto, alla Banca d’Italia e alla Consob. Questo è agli atti. Il furbetto nasconde le cose, non le manifesta…»._x000D_ _x000D_ Fiorani oggi è stato interrogato dal pm lodigiano Paolo Bargero che insieme al procuratore Giovanni Pescarzoli conduce un’inchiesta – uno stralcio di quella milanese – per appropriazione indebita pluriaggravata e nella quale, tra le 50 persone indagate, figurano anche i senatori della Lega e di Forza Italia Roberto Calderoli e Aldo Brancher e l’esponente dell’Udc Ivo Tarolli.MILANO (25 giugno) – Assicura di non essersi comportato da «furbetto», di aver operato «in assoluta buona fede» e con totale trasparenza nei confronti della Consob e della Banca d’Italia. Ha tanta «nostalgia» dell’attività di banchiere, «parecchi rimpianti» per non aver potuto creare un grande gruppo e per essere stato sommerso con la propria famiglia da «enormi carri di letame». Parla per la prima volta dopo il carcere Giampiero Fiorani, intervistato oggi a Lodi dal Tgr Rai della Lombardia. _x000D_ _x000D_ «Ora mi sto occupando del mondo della consulenza in generale, in particolare nel settore energetico – spiega Fiorani -, però… guardi che la mia grande passione resta sempre la banca, alla fine». E quindi «nostalgia, parecchia, e alla domanda se abbia rimorsi e rimpianti, l’ex amministratore delegato di Bpi risponde: «I rimpianti sì, rimpianti ne ho tanti, in particolare il rimpianto più grosso è quello che riguarda la possibilità di poter creare questo grande gruppo bancario, il quarto gruppo bancario allora, e di non averlo potuto fare per logiche diverse che poi usciranno…». «Tra l’altro – aggiunge Fiorani – con la convinzione assoluta che quando questo gruppo nasceva, secondo il profilo di messa a conoscenza delle massime autorità politiche ma anche istituzionali, come la Banca d’Italia e la Consob, di tutto il progetto nella sua esposizione, noi eravamo convinti di operare in assoluta buona fede. Questo è un rimpianto importante»._x000D_ _x000D_ «Il secondo rimpianto – continua Fiorani – è quello che riguarda queste badilate, questi enormi carri di letame che hanno buttato addosso a me, ai miei familiari». Si rimprovera qualche scorciatoia, qualche tentativo di scorciatoia? «L’11 febbraio 2005 – risponde Fiorani – sia Consob che Bankitalia sapevano tutte le operazioni che noi si faceva nei confronti di Antonveneta. Se la scorciatoia è essere ricevuto dal governatore, persona straordinaria che io stimo tantissimo ancora adesso, anche se non ho più avuto rapporti con lui… io mi chiederei allora quale è la scorciatoia che il capo di Abn Amro allora ha trovato con il suo governatore della Banca d’Olanda…»._x000D_ _x000D_ Fiorani non si sente allora un furbetto del quartierino? «Se uno vuole fare il furbetto si comporta in maniera diversa dal comportamento che noi si è assunto in quella circostanza, cioè non fa segnalazioni ufficiali come sono avvenute, ripeto, alla Banca d’Italia e alla Consob. Questo è agli atti. Il furbetto nasconde le cose, non le manifesta…»._x000D_ _x000D_ Fiorani oggi è stato interrogato dal pm lodigiano Paolo Bargero che insieme al procuratore Giovanni Pescarzoli conduce un’inchiesta – uno stralcio di quella milanese – per appropriazione indebita pluriaggravata e nella quale, tra le 50 persone indagate, figurano anche i senatori della Lega e di Forza Italia Roberto Calderoli e Aldo Brancher e l’esponente dell’Udc Ivo Tarolli.MILANO (25 giugno) – Assicura di non essersi comportato da «furbetto», di aver operato «in assoluta buona fede» e con totale trasparenza nei confronti della Consob e della Banca d’Italia. Ha tanta «nostalgia» dell’attività di banchiere, «parecchi rimpianti» per non aver potuto creare un grande gruppo e per essere stato sommerso con la propria famiglia da «enormi carri di letame». Parla per la prima volta dopo il carcere Giampiero Fiorani, intervistato oggi a Lodi dal Tgr Rai della Lombardia. _x000D_ _x000D_ «Ora mi sto occupando del mondo della consulenza in generale, in particolare nel settore energetico – spiega Fiorani -, però… guardi che la mia grande passione resta sempre la banca, alla fine». E quindi «nostalgia, parecchia, e alla domanda se abbia rimorsi e rimpianti, l’ex amministratore delegato di Bpi risponde: «I rimpianti sì, rimpianti ne ho tanti, in particolare il rimpianto più grosso è quello che riguarda la possibilità di poter creare questo grande gruppo bancario, il quarto gruppo bancario allora, e di non averlo potuto fare per logiche diverse che poi usciranno…». «Tra l’altro – aggiunge Fiorani – con la convinzione assoluta che quando questo gruppo nasceva, secondo il profilo di messa a conoscenza delle massime autorità politiche ma anche istituzionali, come la Banca d’Italia e la Consob, di tutto il progetto nella sua esposizione, noi eravamo convinti di operare in assoluta buona fede. Questo è un rimpianto importante»._x000D_ _x000D_ «Il secondo rimpianto – continua Fiorani – è quello che riguarda queste badilate, questi enormi carri di letame che hanno buttato addosso a me, ai miei familiari». Si rimprovera qualche scorciatoia, qualche tentativo di scorciatoia? «L’11 febbraio 2005 – risponde Fiorani – sia Consob che Bankitalia sapevano tutte le operazioni che noi si faceva nei confronti di Antonveneta. Se la scorciatoia è essere ricevuto dal governatore, persona straordinaria che io stimo tantissimo ancora adesso, anche se non ho più avuto rapporti con lui… io mi chiederei allora quale è la scorciatoia che il capo di Abn Amro allora ha trovato con il suo governatore della Banca d’Olanda…»._x000D_ _x000D_ Fiorani non si sente allora un furbetto del quartierino? «Se uno vuole fare il furbetto si comporta in maniera diversa dal comportamento che noi si è assunto in quella circostanza, cioè non fa segnalazioni ufficiali come sono avvenute, ripeto, alla Banca d’Italia e alla Consob. Questo è agli atti. Il furbetto nasconde le cose, non le manifesta…»._x000D_ _x000D_ Fiorani oggi è stato interrogato dal pm lodigiano Paolo Bargero che insieme al procuratore Giovanni Pescarzoli conduce un’inchiesta – uno stralcio di quella milanese – per appropriazione indebita pluriaggravata e nella quale, tra le 50 persone indagate, figurano anche i senatori della Lega e di Forza Italia Roberto Calderoli e Aldo Brancher e l’esponente dell’Udc Ivo Tarolli.

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