Nessuno gli fa credito, cede l’azienda

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Nessuno gli fa credito, cede l’azienda

L’appello di un artigiano: «Datemi una mano a risalire la china»

di CARLO PERRI

MORROVALLE Mesi su mesi passati a cercare un prestito, un aiuto per sanare un debito di 190mila euro verso lo Stato e salvare così la sua azienda. E invece per il piccolo imprenditore 43enne di Morrovalle soltanto delusioni e false illusioni di uscire dal tunnel. La somma da restituire non si è schiodata di un solo euro.

Già la scorsa estate si era rivolto a Il Messaggero per cercare un appiglio, una mano tesa per risalire la china. Ora ad inizio anno un nuovo appello, sempre più disperato. «Spero che si faccia avanti qualche santo – scrive nella lettera – non è cambiato mai niente in questo tempo. Anzi la mia situazione è molto peggiorata perché so che di sicuro nessun istituto di credito è disposto a concedere prestiti, neanche piccoli».

Anche parlando direttamente con lui la situazione sembra essere rimasta di terribile stallo: «Le ho provate tutte. Le banche non mi danno nulla, mi hanno detto che non possono per colpa della crisi economica». Troppi parametri e condizioni da rispettare, per l’imprenditore si è chiusa la strada di qualsiasi aiuto da istituti di credito. Anche le altre vie intraprese hanno portato alla stessa risposta, ovvero picche. «Ho chiesto aiuto a Confindustria, Confartigianato e quanti altri operano nel mondo del commercio – racconta – Ma tutti mi hanno sempre risposto che non potevano fare niente». Una piccola luce l’artigiano l’aveva intravista ad agosto, quando l’associazione “Monsignor Traini” di San Benedetto del Tronto gli aveva offerto un appiglio con il suo fondo anti-usura, soldi in aiuto di imprenditori che rischiano di cadere nelle mani degli strozzini. Fiammella di speranza subito spenta: «Erano disponibili solo 30mila euro, e soltanto se sufficienti a risolvere completamente la situazione», riferisce. Qualcuno gli ha anche prospettato la soluzione degli strozzini, ma lui ha sempre rifiutato: «Andare da quelli significa ammazzarsi con le mani proprie. Non ci voglio finire a quel punto, non si risolve nulla».

Ora sulla sua famiglia lo spettro dei pignoramenti da parte dello Stato creditore: «Ancora non li ho subìti, ma arriveranno molto presto. Temo soprattutto per la casa dei miei anziani genitori, se me la prendono che fine faranno?». Oltre al rischio di rimetterci i suoi beni, il piccolo imprenditore confessa di aver già perso qualcosa: i suoi amici. «Mi evitano tutti come se fossi un delinquente. Non mi considerano più, sono distaccati. Anche alcuni colleghi di settore hanno cambiato atteggiamento, fa rabbia essere giudicati male da persone che hanno passato la mia stessa situazione e ne sono venute fuori».

Eppure la storia di quel debito è nata vicinissimo a lui, proprio da sua sorella, socia nella piccola attività intrapresa. «La mia socia non pagava mai, e non mi diceva niente – spiega – All’improvviso mi sono ritrovato con 190mila euro da restituire, senza la possibilità di intraprendere azioni legali, visto che si tratta di mia sorella». Ora il piccolo imprenditore è stato costretto ad affittare la sua azienda, dove lavora come dipendente. «Pure mia sorella è andata a lavorare da un’altra parte», dice sconsolato. Ricevono stipendi normali, ma sono anni luce dal riuscire a coprire l’intero buco del debito. Da questa drammatica situazione nasce l’appello che l’artigiano di Morrovalle lancia a chiunque, dal semplice cittadino alla banca più prestigiosa: «Chiedo se qualcuno può farmi un prestito, darmi una mano a trovare questi soldi. Non voglio tutto e subito da una sola persona, magari un pochino da ciascuno».

ilmessaggero.caltanet.it

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