Fazio, cinque mesi nella bufera

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Il 12 luglio scorso, il governatore firmò il via libera all’offerta Bpi_x000D_ Nella stessa notte lo fece sapere per telefono a Fiorani_x000D_ Fazio, cinque mesi nella bufera_x000D_ dal sì all’Opa sull’Antoveneta_x000D_ Ma le dimissioni arrivano solo dopo le confessioni del banchiere _x000D_ di Lodi: “Eravamo d’accordo”. E l’accusa del Gip: “E’ rimasto inerte”_x000D_ _x000D_ _x000D_ Antonio Fazio _x000D_ ROMA – Il 12 luglio la firma sull’autorizzazione alle offerte della Bpi su Antonveneta, il 13 dicembre l’arresto del pupillo Fiorani, oggi le dimissioni. Passando il 29 settembre per la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma e il 15 dicembre per le indiscrezioni su quello firmato dalla Procura di Milano. In cinque mesi si consuma lo scandalo che mette fine alla stagione di Antonio Fazio al timone della Banca d’Italia. _x000D_ _x000D_ Dopo una lunga estate, movimentata dalle intercettazioni telefoniche pubblicate da tutti i quotidiani e dalle richieste di dimissioni piovute sulla sua testa, smette i panni autorevoli di arbitro nelle partite finanziarie per indossare quelli scomodi dell’indagato. A cambiare le carte in tavola è l’azione di due Procure. Prima quella di Milano, che toglie il coperchio sulla spericolata avventura finanziaria di Fiorani alla conquista di Antonveneta e mette a nudo i rapporti stretti tra il finanziere e il Governatore, poi quella di Roma, che lo mette nel mirino per abuso in atti d’ufficio e ricostruisce tutti i controversi passaggi autorizzativi dell’operazione. _x000D_ _x000D_ In cinque mesi, sostengono i suoi detrattori, la credibilità del Governatore e quella della banca centrale, raggiungono il minimo storico. E Tutto nasce dal via libera concesso all’operazione lanciata dalla Bpi su Antonveneta. _x000D_ _x000D_ Quando la Procura di Milano è già al lavoro sulle tracce lasciate dalla scalata della Popolare di Lodi e la Consob ha già riscontrato l’azione di concerto e imposto l’opa obbligatoria alla banca di Fiorani e ai suoi soci, Antonio Fazio concede il suo benestare nonostante il parere contrario della Vigilanza e dell’ufficio legale di Bankitalia che riscontrano le insufficienti garanzie patrimoniali della Lodi, ma forte dei pareri di tre consulenti esterni. _x000D_ _x000D_ E’ la notte fra l’11 e il 12 luglio quando il Governatore annuncia a Fiorani di aver messo la propria firma sull’autorizzazione all’opa Bpi. Una telefonata in piena notte che passerà alla storia e che apre il fuoco delle polemiche sull’operato di Antonio Fazio. Una conversazione che fa il giro del mondo e che sembra svelare una sorta ‘complicita tra i due nella gestione dei delicati rapporti fra controllore e controllato. Dal 24 giugno l’utenza di Fiorani è intercettata nel quadro delle indagini condotte dalla Procura di Milano per i reati di aggiotaggio e insider trading nella vicenda Antonveneta. La Guardia di Finanza passa al setaccio 24 ore su 24 tutti i contatti del numero uno della Bpi. Tra questi, quelli frequenti con il Governatore e la sua famiglia. _x000D_ _x000D_ Così lo scambio di battute tra il Governatore e il banchiere diventano titoli da prima pagina, per i quotidiani italiani e per la stampa internazionale. “Vabbene, ho appena messo la firma”, comunica Fazio a Fiorani. E la replica dell’allora numero uno della Lodi sarà sulla bocca di tutti per l’intera estate: “Tonino, io sono commosso, io ti ringrazio… ti ringrazio… ho la pelle d’oca… io guarda Tonino ti darei un bacio sulla fronte ma non posso farlo … so quanto hai sofferto, ho sofferto anch’io con la struttura, con i miei legali e prenderei l’aereo e verrei da te in questo momento se potessi”. _x000D_ _x000D_ Dopo lo sgarbo di Washington del neo ministro Tremonti, che non lo delega a rappresentare l’Italia alla riuniOne della Banca mondiale, e dopo la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma, il Governatore incassa comunque la fiducia del Consiglio Superiore di Banca d’Italia, e ripropone con fermezza la propria tesi, quella di aver operato “nel pieno rispetto della legge”. _x000D_ _x000D_ Una tesi che Fazio oppone a tutti i reiterati inviti a dimettersi, in nome del senso di responsabilità verso l’istituzione che rappresenta e verso un Paese che rischia la propria credibilità. _x000D_ _x000D_ Una pressione che poi perde di intensità di fronte alle limitatissime possibilità di incidere da parte di Governo, Parlamento e Presidenza della Repubblica, su una revoca che non può essere imposta. _x000D_ _x000D_ A riportare il Governatore al centro dell’attenzione è la svolta giudiziaria della Procura di Milano che il 13 dicembre porta in carcere l’ex ad della Banca Popolare Italiana, Gianpiero Fiorani. _x000D_ _x000D_ Nell’ordinanza firmata dal Gip, Clementina Forleo, si parla di una “rete di complicità” che ha riguardato “soggetti esterni e anche istituzionali”. Il riferimento, è scritto, è a chi per anni, nonostante gli esposti di associazioni di consumatori e privati cittadini, “è rimasto inerte, tradendo numerosissimi piccoli risparmiatori, continuando pervicacemente a difendere l’istituto in questione anche nell’ultima clamorosa vicenda, quella relativa alla scalata Antonveneta. Adesso, le dimissioni del Governatore. _x000D_ _x000D_ _x000D_ _x000D_ (19 dicembre 2005)Il 12 luglio scorso, il governatore firmò il via libera all’offerta Bpi_x000D_ Nella stessa notte lo fece sapere per telefono a Fiorani_x000D_ Fazio, cinque mesi nella bufera_x000D_ dal sì all’Opa sull’Antoveneta_x000D_ Ma le dimissioni arrivano solo dopo le confessioni del banchiere _x000D_ di Lodi: “Eravamo d’accordo”. E l’accusa del Gip: “E’ rimasto inerte”_x000D_ _x000D_ _x000D_ Antonio Fazio _x000D_ ROMA – Il 12 luglio la firma sull’autorizzazione alle offerte della Bpi su Antonveneta, il 13 dicembre l’arresto del pupillo Fiorani, oggi le dimissioni. Passando il 29 settembre per la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma e il 15 dicembre per le indiscrezioni su quello firmato dalla Procura di Milano. In cinque mesi si consuma lo scandalo che mette fine alla stagione di Antonio Fazio al timone della Banca d’Italia. _x000D_ _x000D_ Dopo una lunga estate, movimentata dalle intercettazioni telefoniche pubblicate da tutti i quotidiani e dalle richieste di dimissioni piovute sulla sua testa, smette i panni autorevoli di arbitro nelle partite finanziarie per indossare quelli scomodi dell’indagato. A cambiare le carte in tavola è l’azione di due Procure. Prima quella di Milano, che toglie il coperchio sulla spericolata avventura finanziaria di Fiorani alla conquista di Antonveneta e mette a nudo i rapporti stretti tra il finanziere e il Governatore, poi quella di Roma, che lo mette nel mirino per abuso in atti d’ufficio e ricostruisce tutti i controversi passaggi autorizzativi dell’operazione. _x000D_ _x000D_ In cinque mesi, sostengono i suoi detrattori, la credibilità del Governatore e quella della banca centrale, raggiungono il minimo storico. E Tutto nasce dal via libera concesso all’operazione lanciata dalla Bpi su Antonveneta. _x000D_ _x000D_ Quando la Procura di Milano è già al lavoro sulle tracce lasciate dalla scalata della Popolare di Lodi e la Consob ha già riscontrato l’azione di concerto e imposto l’opa obbligatoria alla banca di Fiorani e ai suoi soci, Antonio Fazio concede il suo benestare nonostante il parere contrario della Vigilanza e dell’ufficio legale di Bankitalia che riscontrano le insufficienti garanzie patrimoniali della Lodi, ma forte dei pareri di tre consulenti esterni. _x000D_ _x000D_ E’ la notte fra l’11 e il 12 luglio quando il Governatore annuncia a Fiorani di aver messo la propria firma sull’autorizzazione all’opa Bpi. Una telefonata in piena notte che passerà alla storia e che apre il fuoco delle polemiche sull’operato di Antonio Fazio. Una conversazione che fa il giro del mondo e che sembra svelare una sorta ‘complicita tra i due nella gestione dei delicati rapporti fra controllore e controllato. Dal 24 giugno l’utenza di Fiorani è intercettata nel quadro delle indagini condotte dalla Procura di Milano per i reati di aggiotaggio e insider trading nella vicenda Antonveneta. La Guardia di Finanza passa al setaccio 24 ore su 24 tutti i contatti del numero uno della Bpi. Tra questi, quelli frequenti con il Governatore e la sua famiglia. _x000D_ _x000D_ Così lo scambio di battute tra il Governatore e il banchiere diventano titoli da prima pagina, per i quotidiani italiani e per la stampa internazionale. “Vabbene, ho appena messo la firma”, comunica Fazio a Fiorani. E la replica dell’allora numero uno della Lodi sarà sulla bocca di tutti per l’intera estate: “Tonino, io sono commosso, io ti ringrazio… ti ringrazio… ho la pelle d’oca… io guarda Tonino ti darei un bacio sulla fronte ma non posso farlo … so quanto hai sofferto, ho sofferto anch’io con la struttura, con i miei legali e prenderei l’aereo e verrei da te in questo momento se potessi”. _x000D_ _x000D_ Dopo lo sgarbo di Washington del neo ministro Tremonti, che non lo delega a rappresentare l’Italia alla riuniOne della Banca mondiale, e dopo la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma, il Governatore incassa comunque la fiducia del Consiglio Superiore di Banca d’Italia, e ripropone con fermezza la propria tesi, quella di aver operato “nel pieno rispetto della legge”. _x000D_ _x000D_ Una tesi che Fazio oppone a tutti i reiterati inviti a dimettersi, in nome del senso di responsabilità verso l’istituzione che rappresenta e verso un Paese che rischia la propria credibilità. _x000D_ _x000D_ Una pressione che poi perde di intensità di fronte alle limitatissime possibilità di incidere da parte di Governo, Parlamento e Presidenza della Repubblica, su una revoca che non può essere imposta. _x000D_ _x000D_ A riportare il Governatore al centro dell’attenzione è la svolta giudiziaria della Procura di Milano che il 13 dicembre porta in carcere l’ex ad della Banca Popolare Italiana, Gianpiero Fiorani. _x000D_ _x000D_ Nell’ordinanza firmata dal Gip, Clementina Forleo, si parla di una “rete di complicità” che ha riguardato “soggetti esterni e anche istituzionali”. Il riferimento, è scritto, è a chi per anni, nonostante gli esposti di associazioni di consumatori e privati cittadini, “è rimasto inerte, tradendo numerosissimi piccoli risparmiatori, continuando pervicacemente a difendere l’istituto in questione anche nell’ultima clamorosa vicenda, quella relativa alla scalata Antonveneta. Adesso, le dimissioni del Governatore. _x000D_ _x000D_ _x000D_ _x000D_ (19 dicembre 2005)Il 12 luglio scorso, il governatore firmò il via libera all’offerta Bpi_x000D_ Nella stessa notte lo fece sapere per telefono a Fiorani_x000D_ Fazio, cinque mesi nella bufera_x000D_ dal sì all’Opa sull’Antoveneta_x000D_ Ma le dimissioni arrivano solo dopo le confessioni del banchiere _x000D_ di Lodi: “Eravamo d’accordo”. E l’accusa del Gip: “E’ rimasto inerte”_x000D_ _x000D_ _x000D_ Antonio Fazio _x000D_ ROMA – Il 12 luglio la firma sull’autorizzazione alle offerte della Bpi su Antonveneta, il 13 dicembre l’arresto del pupillo Fiorani, oggi le dimissioni. Passando il 29 settembre per la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma e il 15 dicembre per le indiscrezioni su quello firmato dalla Procura di Milano. In cinque mesi si consuma lo scandalo che mette fine alla stagione di Antonio Fazio al timone della Banca d’Italia. _x000D_ _x000D_ Dopo una lunga estate, movimentata dalle intercettazioni telefoniche pubblicate da tutti i quotidiani e dalle richieste di dimissioni piovute sulla sua testa, smette i panni autorevoli di arbitro nelle partite finanziarie per indossare quelli scomodi dell’indagato. A cambiare le carte in tavola è l’azione di due Procure. Prima quella di Milano, che toglie il coperchio sulla spericolata avventura finanziaria di Fiorani alla conquista di Antonveneta e mette a nudo i rapporti stretti tra il finanziere e il Governatore, poi quella di Roma, che lo mette nel mirino per abuso in atti d’ufficio e ricostruisce tutti i controversi passaggi autorizzativi dell’operazione. _x000D_ _x000D_ In cinque mesi, sostengono i suoi detrattori, la credibilità del Governatore e quella della banca centrale, raggiungono il minimo storico. E Tutto nasce dal via libera concesso all’operazione lanciata dalla Bpi su Antonveneta. _x000D_ _x000D_ Quando la Procura di Milano è già al lavoro sulle tracce lasciate dalla scalata della Popolare di Lodi e la Consob ha già riscontrato l’azione di concerto e imposto l’opa obbligatoria alla banca di Fiorani e ai suoi soci, Antonio Fazio concede il suo benestare nonostante il parere contrario della Vigilanza e dell’ufficio legale di Bankitalia che riscontrano le insufficienti garanzie patrimoniali della Lodi, ma forte dei pareri di tre consulenti esterni. _x000D_ _x000D_ E’ la notte fra l’11 e il 12 luglio quando il Governatore annuncia a Fiorani di aver messo la propria firma sull’autorizzazione all’opa Bpi. Una telefonata in piena notte che passerà alla storia e che apre il fuoco delle polemiche sull’operato di Antonio Fazio. Una conversazione che fa il giro del mondo e che sembra svelare una sorta ‘complicita tra i due nella gestione dei delicati rapporti fra controllore e controllato. Dal 24 giugno l’utenza di Fiorani è intercettata nel quadro delle indagini condotte dalla Procura di Milano per i reati di aggiotaggio e insider trading nella vicenda Antonveneta. La Guardia di Finanza passa al setaccio 24 ore su 24 tutti i contatti del numero uno della Bpi. Tra questi, quelli frequenti con il Governatore e la sua famiglia. _x000D_ _x000D_ Così lo scambio di battute tra il Governatore e il banchiere diventano titoli da prima pagina, per i quotidiani italiani e per la stampa internazionale. “Vabbene, ho appena messo la firma”, comunica Fazio a Fiorani. E la replica dell’allora numero uno della Lodi sarà sulla bocca di tutti per l’intera estate: “Tonino, io sono commosso, io ti ringrazio… ti ringrazio… ho la pelle d’oca… io guarda Tonino ti darei un bacio sulla fronte ma non posso farlo … so quanto hai sofferto, ho sofferto anch’io con la struttura, con i miei legali e prenderei l’aereo e verrei da te in questo momento se potessi”. _x000D_ _x000D_ Dopo lo sgarbo di Washington del neo ministro Tremonti, che non lo delega a rappresentare l’Italia alla riuniOne della Banca mondiale, e dopo la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma, il Governatore incassa comunque la fiducia del Consiglio Superiore di Banca d’Italia, e ripropone con fermezza la propria tesi, quella di aver operato “nel pieno rispetto della legge”. _x000D_ _x000D_ Una tesi che Fazio oppone a tutti i reiterati inviti a dimettersi, in nome del senso di responsabilità verso l’istituzione che rappresenta e verso un Paese che rischia la propria credibilità. _x000D_ _x000D_ Una pressione che poi perde di intensità di fronte alle limitatissime possibilità di incidere da parte di Governo, Parlamento e Presidenza della Repubblica, su una revoca che non può essere imposta. _x000D_ _x000D_ A riportare il Governatore al centro dell’attenzione è la svolta giudiziaria della Procura di Milano che il 13 dicembre porta in carcere l’ex ad della Banca Popolare Italiana, Gianpiero Fiorani. _x000D_ _x000D_ Nell’ordinanza firmata dal Gip, Clementina Forleo, si parla di una “rete di complicità” che ha riguardato “soggetti esterni e anche istituzionali”. Il riferimento, è scritto, è a chi per anni, nonostante gli esposti di associazioni di consumatori e privati cittadini, “è rimasto inerte, tradendo numerosissimi piccoli risparmiatori, continuando pervicacemente a difendere l’istituto in questione anche nell’ultima clamorosa vicenda, quella relativa alla scalata Antonveneta. Adesso, le dimissioni del Governatore. _x000D_ _x000D_ _x000D_ _x000D_ (19 dicembre 2005)Il 12 luglio scorso, il governatore firmò il via libera all’offerta Bpi_x000D_ Nella stessa notte lo fece sapere per telefono a Fiorani_x000D_ Fazio, cinque mesi nella bufera_x000D_ dal sì all’Opa sull’Antoveneta_x000D_ Ma le dimissioni arrivano solo dopo le confessioni del banchiere _x000D_ di Lodi: “Eravamo d’accordo”. E l’accusa del Gip: “E’ rimasto inerte”_x000D_ _x000D_ _x000D_ Antonio Fazio _x000D_ ROMA – Il 12 luglio la firma sull’autorizzazione alle offerte della Bpi su Antonveneta, il 13 dicembre l’arresto del pupillo Fiorani, oggi le dimissioni. Passando il 29 settembre per la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma e il 15 dicembre per le indiscrezioni su quello firmato dalla Procura di Milano. In cinque mesi si consuma lo scandalo che mette fine alla stagione di Antonio Fazio al timone della Banca d’Italia. _x000D_ _x000D_ Dopo una lunga estate, movimentata dalle intercettazioni telefoniche pubblicate da tutti i quotidiani e dalle richieste di dimissioni piovute sulla sua testa, smette i panni autorevoli di arbitro nelle partite finanziarie per indossare quelli scomodi dell’indagato. A cambiare le carte in tavola è l’azione di due Procure. Prima quella di Milano, che toglie il coperchio sulla spericolata avventura finanziaria di Fiorani alla conquista di Antonveneta e mette a nudo i rapporti stretti tra il finanziere e il Governatore, poi quella di Roma, che lo mette nel mirino per abuso in atti d’ufficio e ricostruisce tutti i controversi passaggi autorizzativi dell’operazione. _x000D_ _x000D_ In cinque mesi, sostengono i suoi detrattori, la credibilità del Governatore e quella della banca centrale, raggiungono il minimo storico. E Tutto nasce dal via libera concesso all’operazione lanciata dalla Bpi su Antonveneta. _x000D_ _x000D_ Quando la Procura di Milano è già al lavoro sulle tracce lasciate dalla scalata della Popolare di Lodi e la Consob ha già riscontrato l’azione di concerto e imposto l’opa obbligatoria alla banca di Fiorani e ai suoi soci, Antonio Fazio concede il suo benestare nonostante il parere contrario della Vigilanza e dell’ufficio legale di Bankitalia che riscontrano le insufficienti garanzie patrimoniali della Lodi, ma forte dei pareri di tre consulenti esterni. _x000D_ _x000D_ E’ la notte fra l’11 e il 12 luglio quando il Governatore annuncia a Fiorani di aver messo la propria firma sull’autorizzazione all’opa Bpi. Una telefonata in piena notte che passerà alla storia e che apre il fuoco delle polemiche sull’operato di Antonio Fazio. Una conversazione che fa il giro del mondo e che sembra svelare una sorta ‘complicita tra i due nella gestione dei delicati rapporti fra controllore e controllato. Dal 24 giugno l’utenza di Fiorani è intercettata nel quadro delle indagini condotte dalla Procura di Milano per i reati di aggiotaggio e insider trading nella vicenda Antonveneta. La Guardia di Finanza passa al setaccio 24 ore su 24 tutti i contatti del numero uno della Bpi. Tra questi, quelli frequenti con il Governatore e la sua famiglia. _x000D_ _x000D_ Così lo scambio di battute tra il Governatore e il banchiere diventano titoli da prima pagina, per i quotidiani italiani e per la stampa internazionale. “Vabbene, ho appena messo la firma”, comunica Fazio a Fiorani. E la replica dell’allora numero uno della Lodi sarà sulla bocca di tutti per l’intera estate: “Tonino, io sono commosso, io ti ringrazio… ti ringrazio… ho la pelle d’oca… io guarda Tonino ti darei un bacio sulla fronte ma non posso farlo … so quanto hai sofferto, ho sofferto anch’io con la struttura, con i miei legali e prenderei l’aereo e verrei da te in questo momento se potessi”. _x000D_ _x000D_ Dopo lo sgarbo di Washington del neo ministro Tremonti, che non lo delega a rappresentare l’Italia alla riuniOne della Banca mondiale, e dopo la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma, il Governatore incassa comunque la fiducia del Consiglio Superiore di Banca d’Italia, e ripropone con fermezza la propria tesi, quella di aver operato “nel pieno rispetto della legge”. _x000D_ _x000D_ Una tesi che Fazio oppone a tutti i reiterati inviti a dimettersi, in nome del senso di responsabilità verso l’istituzione che rappresenta e verso un Paese che rischia la propria credibilità. _x000D_ _x000D_ Una pressione che poi perde di intensità di fronte alle limitatissime possibilità di incidere da parte di Governo, Parlamento e Presidenza della Repubblica, su una revoca che non può essere imposta. _x000D_ _x000D_ A riportare il Governatore al centro dell’attenzione è la svolta giudiziaria della Procura di Milano che il 13 dicembre porta in carcere l’ex ad della Banca Popolare Italiana, Gianpiero Fiorani. _x000D_ _x000D_ Nell’ordinanza firmata dal Gip, Clementina Forleo, si parla di una “rete di complicità” che ha riguardato “soggetti esterni e anche istituzionali”. Il riferimento, è scritto, è a chi per anni, nonostante gli esposti di associazioni di consumatori e privati cittadini, “è rimasto inerte, tradendo numerosissimi piccoli risparmiatori, continuando pervicacemente a difendere l’istituto in questione anche nell’ultima clamorosa vicenda, quella relativa alla scalata Antonveneta. Adesso, le dimissioni del Governatore. _x000D_ _x000D_ _x000D_ _x000D_ (19 dicembre 2005)Il 12 luglio scorso, il governatore firmò il via libera all’offerta Bpi_x000D_ Nella stessa notte lo fece sapere per telefono a Fiorani_x000D_ Fazio, cinque mesi nella bufera_x000D_ dal sì all’Opa sull’Antoveneta_x000D_ Ma le dimissioni arrivano solo dopo le confessioni del banchiere _x000D_ di Lodi: “Eravamo d’accordo”. E l’accusa del Gip: “E’ rimasto inerte”_x000D_ _x000D_ _x000D_ Antonio Fazio _x000D_ ROMA – Il 12 luglio la firma sull’autorizzazione alle offerte della Bpi su Antonveneta, il 13 dicembre l’arresto del pupillo Fiorani, oggi le dimissioni. Passando il 29 settembre per la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma e il 15 dicembre per le indiscrezioni su quello firmato dalla Procura di Milano. In cinque mesi si consuma lo scandalo che mette fine alla stagione di Antonio Fazio al timone della Banca d’Italia. _x000D_ _x000D_ Dopo una lunga estate, movimentata dalle intercettazioni telefoniche pubblicate da tutti i quotidiani e dalle richieste di dimissioni piovute sulla sua testa, smette i panni autorevoli di arbitro nelle partite finanziarie per indossare quelli scomodi dell’indagato. A cambiare le carte in tavola è l’azione di due Procure. Prima quella di Milano, che toglie il coperchio sulla spericolata avventura finanziaria di Fiorani alla conquista di Antonveneta e mette a nudo i rapporti stretti tra il finanziere e il Governatore, poi quella di Roma, che lo mette nel mirino per abuso in atti d’ufficio e ricostruisce tutti i controversi passaggi autorizzativi dell’operazione. _x000D_ _x000D_ In cinque mesi, sostengono i suoi detrattori, la credibilità del Governatore e quella della banca centrale, raggiungono il minimo storico. E Tutto nasce dal via libera concesso all’operazione lanciata dalla Bpi su Antonveneta. _x000D_ _x000D_ Quando la Procura di Milano è già al lavoro sulle tracce lasciate dalla scalata della Popolare di Lodi e la Consob ha già riscontrato l’azione di concerto e imposto l’opa obbligatoria alla banca di Fiorani e ai suoi soci, Antonio Fazio concede il suo benestare nonostante il parere contrario della Vigilanza e dell’ufficio legale di Bankitalia che riscontrano le insufficienti garanzie patrimoniali della Lodi, ma forte dei pareri di tre consulenti esterni. _x000D_ _x000D_ E’ la notte fra l’11 e il 12 luglio quando il Governatore annuncia a Fiorani di aver messo la propria firma sull’autorizzazione all’opa Bpi. Una telefonata in piena notte che passerà alla storia e che apre il fuoco delle polemiche sull’operato di Antonio Fazio. Una conversazione che fa il giro del mondo e che sembra svelare una sorta ‘complicita tra i due nella gestione dei delicati rapporti fra controllore e controllato. Dal 24 giugno l’utenza di Fiorani è intercettata nel quadro delle indagini condotte dalla Procura di Milano per i reati di aggiotaggio e insider trading nella vicenda Antonveneta. La Guardia di Finanza passa al setaccio 24 ore su 24 tutti i contatti del numero uno della Bpi. Tra questi, quelli frequenti con il Governatore e la sua famiglia. _x000D_ _x000D_ Così lo scambio di battute tra il Governatore e il banchiere diventano titoli da prima pagina, per i quotidiani italiani e per la stampa internazionale. “Vabbene, ho appena messo la firma”, comunica Fazio a Fiorani. E la replica dell’allora numero uno della Lodi sarà sulla bocca di tutti per l’intera estate: “Tonino, io sono commosso, io ti ringrazio… ti ringrazio… ho la pelle d’oca… io guarda Tonino ti darei un bacio sulla fronte ma non posso farlo … so quanto hai sofferto, ho sofferto anch’io con la struttura, con i miei legali e prenderei l’aereo e verrei da te in questo momento se potessi”. _x000D_ _x000D_ Dopo lo sgarbo di Washington del neo ministro Tremonti, che non lo delega a rappresentare l’Italia alla riuniOne della Banca mondiale, e dopo la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma, il Governatore incassa comunque la fiducia del Consiglio Superiore di Banca d’Italia, e ripropone con fermezza la propria tesi, quella di aver operato “nel pieno rispetto della legge”. _x000D_ _x000D_ Una tesi che Fazio oppone a tutti i reiterati inviti a dimettersi, in nome del senso di responsabilità verso l’istituzione che rappresenta e verso un Paese che rischia la propria credibilità. _x000D_ _x000D_ Una pressione che poi perde di intensità di fronte alle limitatissime possibilità di incidere da parte di Governo, Parlamento e Presidenza della Repubblica, su una revoca che non può essere imposta. _x000D_ _x000D_ A riportare il Governatore al centro dell’attenzione è la svolta giudiziaria della Procura di Milano che il 13 dicembre porta in carcere l’ex ad della Banca Popolare Italiana, Gianpiero Fiorani. _x000D_ _x000D_ Nell’ordinanza firmata dal Gip, Clementina Forleo, si parla di una “rete di complicità” che ha riguardato “soggetti esterni e anche istituzionali”. Il riferimento, è scritto, è a chi per anni, nonostante gli esposti di associazioni di consumatori e privati cittadini, “è rimasto inerte, tradendo numerosissimi piccoli risparmiatori, continuando pervicacemente a difendere l’istituto in questione anche nell’ultima clamorosa vicenda, quella relativa alla scalata Antonveneta. Adesso, le dimissioni del Governatore. _x000D_ _x000D_ _x000D_ _x000D_ (19 dicembre 2005)Il 12 luglio scorso, il governatore firmò il via libera all’offerta Bpi_x000D_ Nella stessa notte lo fece sapere per telefono a Fiorani_x000D_ Fazio, cinque mesi nella bufera_x000D_ dal sì all’Opa sull’Antoveneta_x000D_ Ma le dimissioni arrivano solo dopo le confessioni del banchiere _x000D_ di Lodi: “Eravamo d’accordo”. E l’accusa del Gip: “E’ rimasto inerte”_x000D_ _x000D_ _x000D_ Antonio Fazio _x000D_ ROMA – Il 12 luglio la firma sull’autorizzazione alle offerte della Bpi su Antonveneta, il 13 dicembre l’arresto del pupillo Fiorani, oggi le dimissioni. Passando il 29 settembre per la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma e il 15 dicembre per le indiscrezioni su quello firmato dalla Procura di Milano. In cinque mesi si consuma lo scandalo che mette fine alla stagione di Antonio Fazio al timone della Banca d’Italia. _x000D_ _x000D_ Dopo una lunga estate, movimentata dalle intercettazioni telefoniche pubblicate da tutti i quotidiani e dalle richieste di dimissioni piovute sulla sua testa, smette i panni autorevoli di arbitro nelle partite finanziarie per indossare quelli scomodi dell’indagato. A cambiare le carte in tavola è l’azione di due Procure. Prima quella di Milano, che toglie il coperchio sulla spericolata avventura finanziaria di Fiorani alla conquista di Antonveneta e mette a nudo i rapporti stretti tra il finanziere e il Governatore, poi quella di Roma, che lo mette nel mirino per abuso in atti d’ufficio e ricostruisce tutti i controversi passaggi autorizzativi dell’operazione. _x000D_ _x000D_ In cinque mesi, sostengono i suoi detrattori, la credibilità del Governatore e quella della banca centrale, raggiungono il minimo storico. E Tutto nasce dal via libera concesso all’operazione lanciata dalla Bpi su Antonveneta. _x000D_ _x000D_ Quando la Procura di Milano è già al lavoro sulle tracce lasciate dalla scalata della Popolare di Lodi e la Consob ha già riscontrato l’azione di concerto e imposto l’opa obbligatoria alla banca di Fiorani e ai suoi soci, Antonio Fazio concede il suo benestare nonostante il parere contrario della Vigilanza e dell’ufficio legale di Bankitalia che riscontrano le insufficienti garanzie patrimoniali della Lodi, ma forte dei pareri di tre consulenti esterni. _x000D_ _x000D_ E’ la notte fra l’11 e il 12 luglio quando il Governatore annuncia a Fiorani di aver messo la propria firma sull’autorizzazione all’opa Bpi. Una telefonata in piena notte che passerà alla storia e che apre il fuoco delle polemiche sull’operato di Antonio Fazio. Una conversazione che fa il giro del mondo e che sembra svelare una sorta ‘complicita tra i due nella gestione dei delicati rapporti fra controllore e controllato. Dal 24 giugno l’utenza di Fiorani è intercettata nel quadro delle indagini condotte dalla Procura di Milano per i reati di aggiotaggio e insider trading nella vicenda Antonveneta. La Guardia di Finanza passa al setaccio 24 ore su 24 tutti i contatti del numero uno della Bpi. Tra questi, quelli frequenti con il Governatore e la sua famiglia. _x000D_ _x000D_ Così lo scambio di battute tra il Governatore e il banchiere diventano titoli da prima pagina, per i quotidiani italiani e per la stampa internazionale. “Vabbene, ho appena messo la firma”, comunica Fazio a Fiorani. E la replica dell’allora numero uno della Lodi sarà sulla bocca di tutti per l’intera estate: “Tonino, io sono commosso, io ti ringrazio… ti ringrazio… ho la pelle d’oca… io guarda Tonino ti darei un bacio sulla fronte ma non posso farlo … so quanto hai sofferto, ho sofferto anch’io con la struttura, con i miei legali e prenderei l’aereo e verrei da te in questo momento se potessi”. _x000D_ _x000D_ Dopo lo sgarbo di Washington del neo ministro Tremonti, che non lo delega a rappresentare l’Italia alla riuniOne della Banca mondiale, e dopo la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma, il Governatore incassa comunque la fiducia del Consiglio Superiore di Banca d’Italia, e ripropone con fermezza la propria tesi, quella di aver operato “nel pieno rispetto della legge”. _x000D_ _x000D_ Una tesi che Fazio oppone a tutti i reiterati inviti a dimettersi, in nome del senso di responsabilità verso l’istituzione che rappresenta e verso un Paese che rischia la propria credibilità. _x000D_ _x000D_ Una pressione che poi perde di intensità di fronte alle limitatissime possibilità di incidere da parte di Governo, Parlamento e Presidenza della Repubblica, su una revoca che non può essere imposta. _x000D_ _x000D_ A riportare il Governatore al centro dell’attenzione è la svolta giudiziaria della Procura di Milano che il 13 dicembre porta in carcere l’ex ad della Banca Popolare Italiana, Gianpiero Fiorani. _x000D_ _x000D_ Nell’ordinanza firmata dal Gip, Clementina Forleo, si parla di una “rete di complicità” che ha riguardato “soggetti esterni e anche istituzionali”. Il riferimento, è scritto, è a chi per anni, nonostante gli esposti di associazioni di consumatori e privati cittadini, “è rimasto inerte, tradendo numerosissimi piccoli risparmiatori, continuando pervicacemente a difendere l’istituto in questione anche nell’ultima clamorosa vicenda, quella relativa alla scalata Antonveneta. Adesso, le dimissioni del Governatore. _x000D_ _x000D_ _x000D_ _x000D_ (19 dicembre 2005)

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