Ex negoziante di Concordia sparge letame sulla porta della banca

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Il clamoroso gesto di Luca Zanardelli di Concordia: «Mi devono ancora restituire 7mila euro per interessi passivi eccessivi»

CONCORDIA. È passato da un amico agricoltore cui aveva chiesto un secchio di letame e un paio di guanti. Poi ieri, alle 5.30 circa, accompagnato da altri due amici cui aveva chiesto di filmare tutto, è arrivato davanti alla filiale della Banca Intesa San Paolo di Poggio Rusco.

Ha registrato in tre video la “rivendicazione”, ovvero le motivazioni, i documenti e l’azione cui ha dato corso quando era ancora buio: il getto del letame sulla porta e all’ingresso della filiale della banca, ingresso utilizzato anche dai dipendenti, ha tenuto a precisare. Poca ruba, rispetto a quanta ne ha annunciata: 7 tonnellate, un chilo ogni euro che la banca gli dovrebbe ancora restituire.

Luca Zanardelli, 42 anni, concordiese a dir poco conosciuto, ha anche lasciato sulla porta della banca un cartello con la firma della sua azione dimostrativa. E prima di andare a letto ha postato su facebook i video e le sue ragioni. Ma alle 9 c’erano già i carabinieri sotto casa sua, un palazzo dell’Acer dove vive a seguito della demolizione del suo storico edificio in piazza, come regalo del terremoto.

Per l’implacabile giustizia che su queste cose in Italia non lascia scampo, sarà così denunciato alla Procura quantomeno per imbrattamento di cose altrui e per esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Ma lui è sereno: «Ho fatto ciò che credevo giusto». E l’articolato perché della protesta lo lo spiega lui stesso: «Sono stato correntista di quella filiale nel 2006-2007. All’epoca, da imprenditore del ramo della telefonia, gestivo la compravendita di grandi quantitativi di ricariche, quindi mi capitava spesso di finire in rosso sul conto. La banca applicava interessi trimestrali. Ma, a distanza di anni, mi sono accorto che quei tassi erano molto onerosi».

All’inizio di quest’anno, avendo sentito e letto di vicende analoghe, Zanardelli si è presentato in banca e ha chiesto gli estratti conto degli ultimi dieci anni. Poi li ha portati ad uno studio legale di Modena, «e gli avvocati hanno subito denunciato la presenza di anomalie». In sostanza, accusa Zanardelli, la banca avrebbe applicato tassi d’interesse così alti da poter far parlare di «usura oggettiva per 24.227 euro, e di usura soggettiva per altri 16». Ne è seguito un reclamo scritto alla banca, la minaccia di fare causa. La banca si è attivata con l’ufficio legale, iniziando una trattativa per chiudere la questione senza tribunali: «Il loro avvocato mi ha offerto 10mila euro, io ne ho chiesti ventimila. A luglio ci siamo accordati per 17mila, che la banca mi ha versato a condizione di non dover riconoscere alcuna responsabilità». Ma quei soldi versati per tacitarlo hanno invece acceso la sua sete di giustizia: «A Ferragosto, contattando i loro legali,

ho chiesto il pagamento degli altri 7.243 euro. Mi hanno respinto dicendo di non poter trattare con il cliente». Fine del dialogo, ma inizio di progetto dell’azione esemplare.

«Perchè se ne parli, anche per gli altri che sono messi come me», conclude Zanardelli. (ase)

Tratto da Gazzetta di Modena

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