Unicredit, il vicepresidente Fabrizio Palenzona indagato per reati finanziari in inchiesta su Matteo Messina Denaro

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Questa volta non è una questione di poltrone. Il suo nome figura nella lista degli indagati in un’inchiesta dell’antimafia sui presunti fiancheggiatori del super latitante Matteo Messina Denaro. Fabrizio Palenzona, tra il resto vicepresidente di Unicredit nonché deus ex machina delle più importanti partite finanziarie italiane degli ultimi decenni, è in particolare accusato di reati finanziari aggravati dal favoreggiamento a Cosa nostra. La notizia è emersa in seguito alla perquisizione degli uffici del banchiere da parte dei Ros che ne hanno ricevuto incarico dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze. Il blitz è solo uno dei tasselli di una più ampia operazione antimafia riguardante una presunta rete di fiancheggiatori che potrebbero anche avere collegamenti più o meno diretti con la latitanza del boss siciliano. Al vaglio degli inquirenti, che nel decreto di perquisizione parlano di “gravi indizi” ci sarebbero soprattutto alcune operazioni finanziarie sospette legate a possibili infiltrazioni mafiose nel tessuto economico locale.

E’ in questo contesto che gli investigatori giovedì hanno perquisito vari imprenditori e manager in tutta Italia. Primo della lista, il costruttore di origini siciliane Andrea Bulgarella che negli anni settanta ha preso in mano le redini dell’azienda fondata dal nonno a Erice (Tp) e, non senza passare per un duro scontro con il padre, ha progressivamente trasformato l’impresa familiare di costruzione di strade in un impero prevalentemente alberghiero costituito da oltre 20 società e attivo lungo tutta la Penisola, con una fortissima concentrazione in Toscana, in particolare a Pisa dove il costruttore è stato anche azionista della squadra di calcio cittadina. Secondo gli inquirenti in particolare Bulgarella “tramite le società del suo gruppo, dagli anni ’90, senza soluzione di continuità, appare aver investito e continuare ad investire in attività economiche, prevalentemente acquisti, ristrutturazioni e gestione di alberghi in Toscana, ingenti capitali da lui accumulati grazie ai vantaggi ottenuti da rapporti con l’associazione mafiosa trapanese facente capo al latitante Matteo Messina Denaro, con la finalità di agevolare l’attività della predetta associazione”. Con “reciproci vantaggi” per entrambi.

Quanto a Unicredit è solo una delle tante banche partner del gruppo che fa capo alla Bulgarella Costruzioni, a sua volta reduce da un 2014 con 1,5 milioni di rosso, un indebitamento netto di oltre 27 milioni di euro e più di 25 milioni di debiti verso il sistema bancario. Non è andata meglio alla controllata Andrea Bulgarella holding di Pisa, che ha chiuso l’esercizio 2014 con una perdita di quasi 4 milioni che ha portato il patrimonio netto in negativo per 3,5 milioni, mentre i debiti sono saliti oltre quota 22 milioni di euro. Proprio in provincia di Pisa, dove le difficoltà si sono fatte particolarmente sentire a causa del progetto incompiuto Parco delle Torri, il costruttore negli anni scorsi si era rivolto alla Banca di credito cooperativo di Cascina, come testimonia la relazione di Bankitalia che nel 2014 ha commissariato l’istituto per importanti criticità gestionali. Dove si legge che la Bcc aveva acceso un mutuo a Bulgarella per l’acquisto di un hotel in Svizzera, senza le necessarie garanzie e senza rispettare le norme antiriciclaggio.

In ogni caso, è a Unicredit che si sarebbe rivolto il costruttore per risolvere i suoi guai e avrebbe trovato in Palenzona e altri manager chi gli avrebbe favorito, grazie a “un rapporto privilegiato” altri finanziamenti nonostante la già notevole situazione debitoria. In particolare nel decreto si legge che “dal 21 giugno 2014 è stata rilevata una numerosa serie di comunicazioni intercorse inizialmente fra Bulgarella e il socio Federico Tumbiolo, finalizzate, con l’intermediazione di Giuseppe Sereni, all’allacciamento di rapporti con uno dei vertici di Unicredit spa, individuato in Fabrizio Palenzona e nel suo faccendiere Roberto Mercuri, allo scopo di superare la valutazione sostanzialmente negativa sull’affidabilità finanziaria del gruppo imprenditoriale tosco/siciliano, manifestata, almeno in un primo tempo, da alcuni dirigenti dell’istituto quali Edoardo Verardi, Sebastiano Musso, Fernando Brandi e Stefano Laurina, in quanto di impedimento all’approvazione di una complessa manovra di ristrutturazione del debito (circa 65 milioni di euro) maturato dal Gruppo Bulgarella nei confronti di Unicredit spa”.

Insieme a Bulgarella e al banchiere – che assomma poltrone come quelle di presidente dell’Associazione delle concessionarie autostradali (Aiscat), degli Aeroporti di Roma e della cooperativa di servizi agli autotrasportatori Fai Service – sono indagate altre nove persone tra le quali anche Mercuri, braccio destro di Palenzona in Aeroporti di Roma e alcuni funzionari di Unicredit i cui uffici a Roma, Palermo, Trapani e Firenze sono stati anch’essi perquisiti dai carabinieri del Ros a caccia di documentazione bancaria dei rapporti tra l’istituto milanese e il costruttore trapanese accusato di aver reinvestito i beni della mafia e sospettato di un collegamento per via indiretta con il superboss latitante da decenni.  Sospetti analoghi per un altro imprenditore che sarebbe stato in affari con Bulgarella, Girolamo Bellomo, detto Luca, marito della figlia di Rosalia Messina Denaro, sorella del boss. Tra le valutazioni dei pm della Dda di Firenze quella di accusare alcuni indagati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all’appropriazione indebita. Nell’inchiesta non è contestato l’articolo 416 bis ma, solo per alcuni indagati, l’articolo 7, il favoreggiamento a Cosa nostra appunto.

A caldo Unicredit si è affrettata a esprimere “piena fiducia” nell’operato dei suoi esponenti affermando di ritenersi “certa che le indagini dimostreranno con chiarezza la loro estraneità rispetto alle contestazioni mosse”. Dal canto suo Palenzona, per mezzo del suo legale, ha fatto sapere che “neppure conosce la persona che sarebbe stata, secondo gli inquirenti, da lui favorita”, che nelle perquisizioni “nulla è stato trovato perché nulla poteva essere trovato” e che “siamo certi che questo spiacevole episodio verrà chiuso in tempi brevi”.

Tratto dal Fatto Quotidiano 08/10/2015

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