Si barrica dentro la banca Popolare di Vicenza: «Voglio vedere Zonin»

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SPILIMBERGO – Si è barricato negli uffici della filiale spilimberghese della Banca popolare di Vicenza, chiedendo di parlare con il presidente dell’istituto di credito veneto Gianni Zonin. È durata oltre due ore la nuova, clamorosa iniziativa di protesta messa in piedi da Ferdinando Polegato, il ristoratore spilimberghese fondatore del movimento “Il grembiule” e finito spesso all’attenzione delle cronache per i suoi gesti eclatanti. Nel mirino di Polegato questa volta c’era, appunto, l’istituto di credito veneto sotto inchiesta per aggiotaggio e ostacolo agli organismi di vigilanza.

Per protestare contro quanto sta accadendo, il ristoratore spilimberghese si è recato ieri pomeriggio intorno alle 14.30 nell’ufficio del vicedirettore della filiale spilimberghese, chiedendo di parlare con il presidente Gianni Zonin. La protesta è proseguita fino alle 17 circa, quando sul posto sono intervenute le forze dell’ordine che hanno forzato la porta dell’ufficio e fatto uscire Polegato.

«La mia era un’iniziativa di protesta sociale – ha spiegato appena uscito dall’ufficio in cui si era barricato – contro quello che sta accadendo: ho sentito storie di pensionati che non possono più permettersi di pagare la retta della casa di riposo, quando avevano risparmi per decine di migliaia di euro in banca. Ma quei risparmi di una vita sono stati dimezzati e ora congelati. Non è possibile che accadano queste cose e che i risparmiatori non siano tutelati. Le banche sono associazioni per delinquere e Banca d’Italia non effettua la necessaria vigilanza. Dovrebbero essere commissariate e le loro risorse usate per pagare le rette della casa di riposo degli anziani che hanno perso tutti i loro risparmi».

Quella di ieri è l’ennesima iniziativa di protesta da parte di Polegato. La prima era stata la salita sulla torre dell’acquedotto di Spilimbergo dopo aver ricevuto una cartella di pagamento da Equitalia. Nel gennaio del 2014, aveva occupato il campanile di Pescincanna per chiedere una svolta al mondo della politica, mentre l’anno prima era salito in cima al castello di Cordovado insieme a una donna che aveva scelto quella forma di protesta per denunciare la sua situazione.

Tratto dal Gazzettino

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