MPS: Sistema bancario, NON era stato messo in sicurezza?

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Mattarella: “Il sistema bancario è in sicurezza. Il paese è in ripresa”

Il presidente della Repubblica interviene dal Canada e approva il salvataggio delle banche venete. Riconosce il merito “delle riforme fatte da questo governo e ma anche dai governi che lo hanno preceduto”

Così recitava una nota della Presidenza della Repubblica riportata su Repubblica.it del 29 Giugno 2017, a seguito del salvataggio della Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Un’operazione costata ai cittadini Italiani 17,5 Miliardi costituiti da 5,5 Miliardi liquidi e 12 Miliardi di garanzie da parte dello Stato.

Sembrava tutto finito.

Con il comunicato da parte del Presidente della Repubblica, “il sistema bancario è in sicurezza. Il Paese è in ripresa”, pensavo EVVIVA è finita la tormenta bancaria.

E invece No, non era così!

Oggi con grande “sorpresa” arriva in dirittura di arrivo il risanamento del Monte dei Paschi di Siena, con altri 5,4 Miliardi di aiuti.

Salvataggio Mps: aiuti pubblici per 5,4 miliardi, dai privati 4,3 miliardi

La Commissione europea ha approvato il piano dell’Italia a sostegno della ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi di Siena in linea con le norme della Ue, «sulla base di un efficace piano di ristrutturazione». Questo, ha indicato l’esecutivo europeo, «contribuirà a garantire la redditività a lungo termine della banca, limitando nel contempo le distorsioni della concorrenza».

Intervento pubblico da 5,4 miliardi
Gli aiuti di Stato in questione valgono 5,4 miliardi di euro (contro le stime che da mesi indicavano un esborso pubblico superiore ai 6 miliardi) e servono per la ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi di Siena sulla base dell’accordo di massima sul piano di ristrutturazione della banca raggiunto il 1o giugno 2017 dalla commissaria Vestager e dal ministro dell’economia Pier Carlo Padoan. Il contributo da parte dei privati, cioè azionisti e obbligazionisti subordinati, sarà di 4,3 miliardi.

Fino a 1,5 mld di rimborsi sui bond
«Il Monte dei Paschi – scrive la Commissione – prevede una spesa fino a 1,5 miliardi di euro per il risarcimento dei detentori di obbligazioni subordinate al dettaglio che sono stati vittime di vendita scorretta». Una decisione che fa seguito a quella presa per le banche venete, che prevedono simili rimborsi per gli obbligazionisti subordinati. Non vengono toccati invece detentori di bond senior (quelli meno rischiosi) e depositanti, non essendo scattato il meccanismo di risoluzione che innesca il bail-in.

Cartolarizzazione da 26,1 miliardi
Definiti anche i numeri della cartolarizzazione delle sofferenze in portafoglio alla banca: il pacchetto lordo è di 26,1 miliardi e l’operazione sarà finanziata “parzialmente dal Fondo Atlante2”.

Le condizioni per l’accordo su Mps
Secondo la Commissione «attualmente sussistono entrambe le condizioni per questo accordo: la Banca centrale europea, nella sua veste di autorità di vigilanza, ha confermato che Mps è solvibile e soddisfa i requisiti patrimoniali, e l’Italia ha ottenuto un impegno formale da parte di investitori privati ad acquistare il portafoglio di crediti deteriorati della banca».

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha convocato una conferenza stampa, che si terrà alle cinque del pomeriggio nella sede del Ministero. La convocazione è «in merito ai recenti sviluppi nel settore bancario».

Mps pronto a svelare il piano di ristrutturazione
Ora il Monte dei Paschi è pronto ad alzare il sipario sul piano di ristrutturazione che consentirà di lanciare la ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato. L’amministratore delegato della banca Marco Morelli, apprende Radiocor, ha convocato i sindacati per mercoledì mattina a Milano. È presumibile che dopo l’incontro con i rappresentanti dei lavoratori, ai quali sarà annunciato l’atteso severo piano di tagli, la banca presenti finalmente il piano al mercato a sette mesi dalla richiesta dell’aiuto pubblico dopo il fallimento del tentativo di ricapitalizzazione sul mercato.

Respinti 33 emendamenti al decreto venete
Novità anche dal decreto sulle banche venete. In Commissione Finanze della Camera 33emendamenti al provvedimento non hanno passato il vaglio dell’ammissibilità. Tra le proposte di modifica “bocciate” anche alcune sulla soglia oltre la quale far scattare l’obbligo per le banche popolari della trasformazione in Spa. In commissione restano così da votare comunque oltre 500 emendamenti. In tutto le proposte effettivamente depositate in commissione sono state 560, tra le quali una a firma del relatore Giovanni Sanga (Pd) per far confluire il decreto che “congela” la scadenza di un bond di Veneto Banca.

I tempi del voto in Commissione
Ai gruppi è stato chiesto di segnalare gli emendamenti sui quali effettivamente si andrà al voto, perché resta ferma la volontà di un esame rapido del decreto, da chiudere in commissione in settimana per arrivare in Aula lunedì 10 luglio.

Intanto oggi l’Aula della Camera ha respinto le pregiudiziali dell’opposizione al provvedimento. L’Assemblea potrà, dunque, passare all’esame del decreto. I voti a favore sono stati 142, 248 i contrari, 29 gli astenuti (i deputati di Mdp).

La tensione nel Pd
Sul provvedimento si gioca una partita politica. È convocata per domani mattina l’assemblea del gruppo Pd alla Camera. Sull’incontro peseranno le parole di Michele Emiliano, governatore della Puglia e sfidante (sconfitto) di Matteo Renzi alla segreteria del partito. In una lettera inviata lunedì al Governo e ai parlamentari del Pd Emiliano ha chiesto di bloccare il decreto sulle banche venete perchè, ha spiegato, «tradisce i risparmiatori, abbandonando completamente al loro destino centinaia di migliaia di piccoli azionisti e di obbligazionisti subordinati e comporta per lo Stato un onere spaventoso».

Bazoli (Intesa Sanpaolo): con stop a decreto gravi conseguenze per economia
La possibilità di uno slittamento dei tempi di conversione in legge del provvedimento sulle banche venete, rilevate da Intesa Sanpaolo, ha spinto il presidente emerito dell’istituto, Giovanni Bazoli, a chiarire che una mancata conversione in legge del decreto con cui il Governo è intervenuto sulle banche venete avrebbe «conseguenze molto gravi per l’economia della regione Veneto e dell’Italia» ma sarebbe «soprattutto un brutto segno, un segno molto preoccupante dell’impossibilità in Italia di trovare soluzioni ai nostri problemi». Bazoli è intervenuto sulla questione a margine della presentazione della XIII edizione di The future of science oggi a Milano.

Tratto da Il Sole 24 ore

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