Rischio di credito e Sme supporting factor

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Rischio di credito e Sme supporting factor

Al fine di mantenere la possibilità per le banche di concedere sostanzialmente lo stesso ammontare di credito alle piccole e medie imprese (Pmi), la proposta italiana prevede di modificare il trattamento prudenziale di questi portafogli tramite l’introduzione del cosiddetto Sme supporting factor

Le piccole e medie imprese italiane rappresentano il volano dell’economia italiana ed europea. La loro principale fonte di finanziamento è rappresentata dai prestiti bancari. Le regole di Basilea 3 (e la loro trasposizione nella normativa europea con la Crr/Crd4) hanno previsto per le banche un incremento significativo sia della qualità che della quantità di capitale necessario a fini regolamentari.
Al fine di mantenere la possibilità per le banche di concedere sostanzialmente lo stesso ammontare di credito alle piccole e medie imprese (Pmi), la proposta italiana (dell’ABI e Confindustria, Alleanza delle cooperative italiane, Rete imprese Italia) prevede di modificare il trattamento prudenziale di questi portafogli tramite l’introduzione del cosiddetto Sme supporting factor.
Si tratta di un fattore di ponderazione da applicare ai soli finanziamenti alle piccole e medie imprese che permette di compensare l’aumento dei requisiti di capitale imposto dalla nuova regolamentazione lasciandolo invariato al livello pre-crisi dell’8% (mentre attualmente sul mercato si trova già al 10,5%).
La formulazione attuale del testo del Regolamento europeo, da ritenersi comunque un’importante conquista di ABI e delle altre Associazioni imprenditoriali, esclude le imprese che superano una certa soglia quantitativa di esposizione bancaria senza coprire, come proposto inizialmente dall’ABI e dalle altre Associazioni imprenditoriali italiane, tutte le imprese con fatturato fino a 50 milioni di euro.
Fonte: Abi (Associazione bancaria italiana)

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