Ecco quando scatta il pignoramento del conto corrente

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Ecco quando scatta il pignoramento del conto corrente

Dal mancato pagamento dell’Imu alla Tasi, dalla Tari alla Tosap: ecco quando può scattare il pignoramento del conto corrente

Il pignoramento per recuperare tasse e tributi non pagati: è questo lo strumento che l’articolo 96 della manovra giallorossa consegna nelle mani di Comuni e altri enti locali.

L’obiettivo principale di un simile provvedimento è quello di accelerare l’iter burocratico delle azioni esecutive per consentire alle varie amministrazioni presenti sul territorio di recuperare da quei cittadini inadempienti le somme di denaro non ancora corrisposte per saldare i mancati emolumenti derivanti da tasse e tributi. Al momento sono escluse le multe stradali, ma è presto per cantar vittoria visto che la norma potrebbe ancora cambiare.

Ma cosa prevede, in sostanza, il famigerato articolo 96? I Comuni e gli altri enti locali, ovvero Province, comunità montane, città metropolitane, unioni e consorzi di Comuni, hanno il via libera per poter pignorare conti correnti, stipendi, fatture, immobili o “bloccare l’auto” al fine di recuperare quanto dovuto dai contribuenti inadempienti. Da sottolineare che nel caso degli immobili il pignoramento non può riguardare la prima casa. Facciamo un esempio pratico: un cittadino si dimentica di pagare la Tari, cioè la tassa sulla spazzatura. Le amministrazioni locali, in caso di mancata risposta dell’avviso di accertamento e intimazione di pagamento, potranno far scattare la loro mannaia: il pignoramento. E in circa 9 mesi avranno recuperato l’intera somma di denaro.

Quando scatta il pignoramento del conto corrente

Abbiamo detto che le multe sono fin qui escluse. Ma quali sono le tasse o i tributi che, in caso di mancato pagamento, possono spingere i Comuni e gli altri enti a ricorrere al pignoramento? La lista è piuttosto corposa. Si parte con le tasse sulla casa: l’Imu (l’Imposta municipale propria) e la Tasi (il Tributo sui servizi indivisibili). Arriviamo poi alla citata Tari (Tassa sui rifiuti), alla Tosap (Tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche) ma anche al bollo auto, alle rette scolastiche e all’imposta sulle affissioni e pubblicità. Chi dovesse sgarrare uno di questi pagamenti a causa di una dimenticanza, senza necessariamente essere un furbetto, potrebbe presto passare guai seri.

La cosiddetta “Riforma della riscossione degli enti locali” consente agli enti di ridurre i tempi delle riscossioni, perché a partire dal gennaio 2020 ai sindaci servirà una sola mossa, l’atto unico di accertamento, prima di arrivare all’extrema ratio del pignoramento. La tempistica parla chiaro: entro 3 mesi dalla notifica dei mancati pagamenti, i Comuni potranno attivare le procedure di riscossione ricorrendo a comunicazioni ufficiali con raccomandata o posta elettronica. A quel punto l’azione resta in sospeso per altri 6 mesi: un lasso di tempo all’interno del quale i cittadini dovranno mettersi in regola. Pena: il pignoramento.

La norma non si applica ai debiti inferiori alla somma di 10 mila euro, se non “previo invio al debitore di un sollecito di pagamento”. Saranno consentite rateizzazioni di pagamento da commisurare in relazione all’importo del debito: non sono previste rate fino alla soglia di 100 euro, ci sono 4 rate mensili per le cifre comprese tra i 100 e i 500 euro e così via fino a un massimo di 72 rate mensili per debiti superiori ai 20 mila euro.

Tratto da Il Giornale

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